In fondo, lei e il papa (senza accento.. intendo il tipo vestito in modo buffo che vive in quel di Roma) non sono molto dissimili.
Forse sarà l'eredità genetica che impone certi atteggiamenti, forse l'educazione, forse altro. ( .. forse l'arteriosclerosi, NdA),
Ad ogni modo, l'altro giorno ho osato dire che era uguale al papa. È uscita così, semplicemente ascoltando la conversazione. Li per lì non ha reagito.
MA
il giorno dopo, eccola che arriva e chiede con tono un pò minaccioso: "Ma perchè mi ha detto che sono uguale papa?"
E allora ho spiegato i miei perchè. Durante la discussione post-prandiale, cercava di imporre ad altri disgraziati miei simili la sua visione riguardante una certa filosofia di vita di alcune persone. E i commenti, ma soprattutti i giudizi, erano privi di qualunque fondamento. Per lo più basati su esperienze di vita di QUARANTA ANNI FA, mai ripetute (forse). E ho cercato di spiegare che forse le cose sono cambiate, e che non si possono giudicare le persone senza conoscerle o osservarle, invece che per il solo sentito dire.
È andata via sbuffando e bestemmiando, forse per convincermi che non è poi così simile al papa.
Ora, Chiara ovviamente potrà dire che Lei ha a disposizione i dossier personali di queste persone che non ha mai visto nè conosciuto.
Ma anche se così fosse, diciamocelo.. un pò la ghigha alla Ratzinger ce l'ha.
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"Pare che una volta, durante una cena, Russell abbia detto: "E'
inutile parlare di proposizioni incoerenti. Partendo da una proposizione incoerente si può dimostrare tutto ciò che si vuole". E fin qui niente di strano: è molto facile illustrare questo matematicamente. Ma Russell, come al solito, era molto più spiritoso. Qualcuno fra i presenti disse: "Ma via, com'è possibile?". E Russell: "Mi dica lei stesso una proposiozione
incoerente". E l'uomo disse: "Mah, diciamo che 2=1". "Bene", disse Russell, "cosa vuole che dimostri?". "Voglio che lei dimostri di essere il Papa".
"Ecco qua", disse Russell, "io e il Papa siamo due, ma due è uguale a uno, quindi io e il Papa siamo uno".
Cit. da Jacob Bronowski, "Le origini della conoscenza e dell'immaginazione",
Newton Compton.
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